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 | AMORE PER IL PIANETA MARE: |
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Quando in un uomo albergano grandi passioni, quasi certamente nascono
nello stesso momento in cui nasce l’individuo stesso. Credo che sia il
mio caso, visto che ricordo di possedere da sempre una smisurata
attrazione per il pianeta mare; quando ne resto lontano un po’ più del
solito, chi mi sta vicino nota nei miei comportamenti una
sintomatologia classificabile come “crisi di astinenza da acqua
salata!”. Il mare l’ ho vissuto sin da bambino, trascorrendo buona
parte delle giornate tra le calette tufacee della “mia” Posillipo, in
quel di Napoli. Intere giornate trascorse tra barche, pescatori e
marinai, attingendo ovunque e inconsapevolmente frammenti di quelle
tradizioni marinare che già iniziavano a scomparire, costruendo una
sorta di archivio mnemonico dove riporre tutte quelle conoscenze che
forse nessuna scuola può insegnare. Ho aiutato a calafatare le barche
di quei pescatori che celavano in ogni solco delle loro
incartapecorite rughe infinite avventure… ho imparato ad annodare ed
impiombare carpendo quei piccoli grandi segreti che solo l’uomo di
mare conosce, e che il più delle volte li svela a malincuore, come se
stesse staccando un pezzo di se stesso… Sono passati quaranta e più
anni dai quei giorni durante i quali le conoscenze sull’arte marinara
sono cresciute di pari passo al piacere di andar per mare, cercando di
mantenere viva una tradizione artigianale marinara, quasi come una
ragione d’amore.
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 | SALVAGUARDIA DELLE
TRADIZIONI MARINARE |
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Da ciò è scaturita la decisione di mettere nero su bianco; lo scrivere
libri sull'Arte marinaresca è un atto d'amore verso questa disciplina
antica ma sempre sulla cresta dell'onda... Possedere una passione e
non lasciarne poi traccia è un vero peccato, in special modo se si
tratta di una attività manuale dove il ricambio generazionale è nullo
o quasi. Il riappropriarsi della manualità nell'ambito delle
tradizioni marinare significa non disperdere un patrimonio dell'Arte
del navigare fatto di nodi, metodologie e tecniche
che stanno purtroppo
scomparendo dalla tolda delle nostre imbarcazioni... Una volta si
imparava osservando il lavoro dei marinai, carpendo quei mille
segreti, ricchezza indiscussa fusa nell’esperienza degli uomini del
mare... oggi i tempi sono cambiati, e lo hanno fatto in fretta, forse
troppo in fretta per i miei gusti. Un porticciolo, una spiaggia o una
semplice taverna giù al porto era il posto giusto per apprendere e
conoscersi, conoscere il mondo...purtroppo quei tempi sembrano non
esistere più, probabilmente a causa del vorticoso modo di vivere
odierno, che sembra non incline ad una socializzazione come prima
accadeva, semplice e schietta, dai sapori tanto gentili.
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 | MEDITERRANEO: UN MARE DI
STORIA |
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C’è da considerare,
ad onor del vero, che la scarsa sensibilità imperante in molti marinai
e armatori dei nostri giorni, unitamente al passar del tempo,
sono le
cause principali della graduale perdita delle tradizioni. Sono pochissimi, ad esempio,
gli armatori e cantieri che usano ancora far benedire lo scafo prima
del varo; addirittura qualche volta accade che l’acquirente non è
nemmeno presente al varo! Le tradizioni si trasferiscono per costante
adozione, ma spesso accade che la mancanza di sensibilità faccia
dimenticare le originarie motivazioni; frequentemente sentiamo dire
“si fa perché si è sempre fatto”… no, bisogna anche conoscere le
origini del comportamento e sul mare, in generale, ogni atto che si
compie è frutto di un animismo che ha le sue radici infitte in
costumanze remote e dal significato molto profondo.
Accade molto spesso, quindi, di trovarsi di fronte ad usi ed abitudini
marinaresche che non trovano un riscontro preciso sulle origini, forse
perché si tratta di un settore, quello dell’analisi del rapporto
tra l’uomo-marinaio e la sua barca, sul quale esistono sì, studi e
ricerche, ma non di tipo universitario, in quanto si tratta di
interpretazioni e impressioni personali, anche se frutto di attente
analisi comportamentali da parte di ricercatori, studiosi ed
appassionati delle antiche tradizioni marinare. Da notare, poi, che
molti riti ancestrali, propri di diverse culture marinare primitive, i
quali seguono un rigido rituale di profonda sacralità, si possono
rilevare, seppur in forma “evoluta” e pertanto più stemperata, anche
presso le civiltà più progredite.
L’Arte
marinara, come tutte le tradizioni e gli usi legati al mare, si
tramanda quasi sempre oralmente, come un sussurrante passaparola. Nei
piccoli cantieri artigianali possiamo ancora incontrare il maestro
d’ascia che imposta la chiglia dell’imbarcazione ad “occhio”, senza
disegni, seguendo un piano di costruzione assolutamente mnemonico che
si tramanda da generazioni; essi sono gelosi depositari di quei
segreti e ritualità che talvolta sfociano nella scaramanzia. I maestri
d’ascia sono abilissimi nell’uso degli attrezzi ma poco avvezzi alla
progettazione, cosicché non troveremo quasi nulla scritto da costoro
sulle tradizioni e sulle tecniche di costruzione adottate. In
questo sito c’è l’intento di riportare a “galla” queste tradizioni, le
origini di taluni comportamenti e consuetudini marinaresche per non
lasciare un mare privo di tradizioni e di memorie storiche; sarebbe
scialbo navigare così!
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foto Imma Minichini
 | "il mare unisce i Paesi che separa" A. Pope |
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